Il mio futuro passato
L’aria cambia peso appena oltrepasso quella soglia invisibile.
Il vetro incide il cemento con geometrie violente, tagli chirurgici studiati per restituire esattamente questa luce, questa vertigine.
Camminarci attraverso è scivolare nella memoria di un futuro già consumato. La materia qui è spietata, plasmata per dominare e togliere il respiro.
Un'eco ruvida e metallica che vibra sottopelle.
Ancora un respiro trattenuto, a sfiorare con lo sguardo quella pelle fredda e tagliente.
Ancora un istante, prima che il rumore del mondo ricominci.
Corte Lambruschini_Piero Gambaccioni
Genova, 1987-1990

