Le mie fragilità
Pensavo che un luogo così isolato potesse fermare il rumore dei miei dubbi. Volevo un confine netto. Un guscio capace di proteggermi da tutto quello che, in questo momento, sto mettendo in discussione.
Invece, questo spazio non nasconde. Rende tutto visibile.
È una struttura leggera, quasi sospesa sul prato, che cancella ogni senso di intimità. Volevo scomparire e mi ritrovo esposta. Non ci sono angoli ciechi, non esistono pareti solide dietro cui rifugiarsi quando il peso dei pensieri si fa troppo denso. Tutto è aperto, nudo, trasparente.
La sera, quando il bosco diventa scuro e accendo una lampada, l’esterno scompare. La casa si trasforma in una lanterna nel vuoto. Chiunque sia là fuori può vedere l’esatto momento in cui le mie certezze vacillano, il modo in cui resto immobile a fissare il nulla, la fatica che faccio a rimanere in piedi. Divento l'unico punto luminoso in mezzo al buio, un bersaglio per gli occhi del mondo.
C’è uno straniamento profondo in questa trasparenza. Ho cercato una fortezza e ho trovato uno specchio che mi costringe a guardare la mia stessa debolezza. La vera perdita non è ciò che ho lasciato alle spalle, ma la mia totale incapacità di nascondermi.
Resto qui, sospesa nel vuoto, aspettando che la notte finisca e che la luce del giorno mi restituisca, almeno per un po', l'illusione di essere solida.
Farnsworth Housei_Mies Vand der Rohe
Plano, Illinois_1945-1950

